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C’è un abito interiore che resiste al biopotere

Sull’opera Biopolitica Pandemia e Democrazia. Rule of law nella società digitale di Luciano Violante e Alessandro Pajano

L’opera Biopolitica Pandemia e Democrazia fa parte di una recente pubblicazione in tre volumi edita dalla casa editrice Il Mulino, ad opera di Luciano Violante e Alessandro Pajano.

L’opera muovendosi su un fronte multidisciplinare investiga gli effetti, i cambiamenti, le conseguenze e i traumi causati dalla pandemia, ovvero la crisi più devastante del nuovo millennio.

Luciano Violante cura l’introduzione del primo volume e parla del trauma partendo dalle generazioni passate fino ai giorni nostri. Per i nostri nonni c’è stato il trauma della guerra, per i nostri genitori il terrorismo con le sue stragi, noi stiamo vivendo il trauma della pandemia che ha condizionato molti aspetti elle nostre vite; le libertà, le relazioni sociali e familiari, l’economia, l’esercizio di diritto e molto altro.

L’emergenza, come sottolinea Violante, segna l’ora degli Esecutivi e pone in evidenza il problema della difesa dei valori fondamentali della democrazia e la soglia di tollerabilità dei limiti posti alle nostre vite in situazioni di emergenza biologica. Grandi poteri pubblici e privati si sono sostituiti alla presenza statale a fronte di una burocrazia cristallizzata e alla mancanza di strumenti e di organizzazione.

La politica è diventata biopolitica perché ha per oggetto la vita biologica, il potere politico è diventato biopotere perché fondato sulla salvaguardia della vita biologica limitando le libertà individuali. Quando il potere diventa biopotere la deriva autoritaria è possibile perché la necessità di combattere il virus fa leva sulla disponibilità dei cittadini ad accettare per la salvaguardia della vita anche restrizioni altrimenti inaccettabili.

Le restrizioni imposte durante la pandemia hanno dato luogo a diverse manifestazioni in diverse città occidentali, sono nate molto teorie del complotto, più voci hanno definito il Covid un progetto criminale delle elite mondiali oppure un attacco pianificato e perpetrato dal governo cinese innescando reazioni emotive contro le comunità cinesi in molte parti del mondo.

Queste tesi non verificabili colpiscono il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni e possono diventare la precondizione per l’invocazione di un salvatore dal complotto, nella società digitale il non verificabile diventa persuasivo per chi vuole crederci.

Sempre nel primo volume Alessandro Pajano riflette sul rapporto non pacificato tra pandemia e democrazia e il rischio per la democrazia che viene dal potere esercitato dalle Big Tech, ovvero le grandi aziende che gestiscono l’universo digitale, che erogano servizi indispensabili su base globale utilizzando tecniche di Intelligenza Artificiale.

Il rischio è che il futuro non sia dominato dalla mitezza del digitale bensì dalla sua prepotenza, che i nuovi sovrani saranno i grandi over the top, cioè privati che condizionano in maniera più o meno incisiva la vita dei cittadini e degli stati. La decisione di Facebook e Twitter di cancellare i messaggi del presidente Trump ha preoccupato i governi europei perché conferma il potere politico acquisito dalle Big Tech, se la libertà di espressione deve avere dei limiti, questi devono essere fissati dal Parlamento e non da un management aziendale.

Siamo in presenza di una tecnologia sempre più mediatrice tra vita materiale e vita immateriale, tra individuo e comunità, tra cittadini e amministrazione.

Il digitale non va demonizzato ma è necessaria una capacità d’uso. Nel corso della pandemia si è rivelato un polmone vitale per la vita di tutti, senza il digitale non sarebbe stato possibile avere quel minimo di relazione sociale e professionale, di insegnamento e di cura a distanza.

Di particolare interesse la riflessione di Erik Longo sulla democrazia elettronica che avanza a grandi passi dentro le nostre vite confinate dalla pandemia nei domicili e obbligate al distanziamento sociale. L’intreccio tra democrazia e tecnologia pone importanti questioni di ordine politico, sociale e costituzionale, l’obbiettivo è un digitale che serva l’essere umano e non miri a sostituirlo, che il primato dell’umano sulla tecnica continui a prevalere.

La lettura del libro offre diversi spunti di riflessione per la varietà degli argomenti trattati afferenti a diverse aree disciplinari. Pagina dopo pagina l’idea del primato della vita biologica si insinuava sempre più prepotentemente nei miei pensieri e con esso anche l’idea di limite a tutela della stessa.

Le radici affondano in tempi lontani, l’uomo moderno ha gradualmente sostituito il mito della religione con il mito della scienza. Il secolo scorso, teatro di guerre mondiali, è stato attraversato da grandi agitazioni sociali e politiche che inesorabili sono sfociate nell’attuale disillusione verso la politica e le istituzioni in generale. Il mantra culturale è il benessere; benessere fisico, psichico, materiale. I nostri tempi sono pervasi da un narcisismo morale, ci lasciamo rappresentare dal nostro corpo, il nostro aspetto definisce il nostro valore come persone.

E’ indiscutibile il valore assoluto della vita umana, ma è altresì evidente che il valore della vita ha sempre più un’accezione fisica, materiale a discapito di un abito più interiore, intimo, che accetta le fragilità della vita e vi convive senza troppi compromessi.

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